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La
grande piazza titolata a Plauto e' sempre stata il luogo d'incontro dei sarsinati ed accoglie
piacevolmente turisti e visitatori. E' l'erede dell' antico foro romano, mentre l'imponente
Basilica di S.Vicinio risale all'epoca Bizantina, ma ha subito una serie di interventi, il primo compiuto intorno all'anno mille, che ne hanno fatto uno dei
migliori esempi
di stile romanico in Romagna. La pianta dell' edificio e' a croce latina, mentre l'aspetto e l'interno della cattedrale e' semplice e austero. Sulla parete destra e' collocato il quadro piu' pregevole, la
"Messa di San Gregorio Magno",
attribuita alla scuola del bolognese Carlo Cignani (1628-1719). In fondo alla navata destra, si trova la
cappella di San Vicinio, fatta costruire nel 1755 dal vescovo Paolo
Calbetti, conserva sotto l'altare, le reliquie del Santo e
dentro il tabernacolo la celebra "catena" o collare. Il collare di S.Vicinio da secoli viene offerto al bacio dei fedeli o
racchiuso al collo dei malati e degli ossessi che a migliaia ogni anno e da tutta Italia, giungono a Sarsina per implorare la salute e il conforto. All'interno della cattedrale, operano alcuni sacerdoti a cui compete l'esecuzione
degli esorcismi.
Al di sopra dell' altare e' posto il quadro raffigurante la
Madonna con il Bambino e S.Vicinio incoronato, opera attribuita a Gianbattista
Nagli, detto il centino, ma di recente
"imputata" a Michele Valbonesi di Ranchio. Lungo le pareti sono collocati i
dipinti votivi, dedicati ai miracoli di S.Vicinio descritti da un antico lezionario del XII sec. e realizzati anch'essi da Michele
Valbonesi tra il 1755 e il 1760: "il ritrovamento della catena di S.Vicinio nel Savio", "la guarigione di
una indemoniata ad opera di S.Vicinio", "apparizione della Vergine a S.Vicinio eremita", "la punizione di una mugnaia che aveva offeso
S.Vicinio". Ammirevoli sono anche sulla sinistra del presbiterio,
l'ambone in marmo, opera del XII sec.
(raffigurante i quattro evangelisti e i loro simboli) e una lastra marmorea del X secolo, proveniente
dalla Badia di S.Salvatore in Summano che rappresenta il Cristo tra gli arcangeli Gabriele e Michele.
Ubicato nell'ex palazzo vescovile, il Museo Diocesano di Arte Sacro custodisce una
preziosa raccolta di opere d'arte,
suppelettili, arredi e paramenti sacri di grande interesse provenienti dalle chiese della collina e della montagna chiuse al culto. Tra i numerosi pezzi di grande valore
segnaliamo: il "Tegolone con basso rilievo di grifo alato", un rarissimo elemento architettonico di arte romanica (sec.
XIII), in passato appartenuto all' Abbazia di S. Salvatore in
Summano, oggi non piu'
esistente; l'olio su tela dell'onnipresente Michele Valbonesi, "Riposo durante la fuga in Egitto";
un Pianeta e una Mitra aurifregiata, entrambi del sec. XVIII; la collezione di campane,
unica in Italia, fra le quali figura la campana della pieve di Monte
Sorbo datata 1348 e fusa da "Sacohus da Sassoferrato, Fonditore", attivo non solo nel sarsinate
ma in molte altre diocesi dell' Italia centro-settentrionale. Una delle strade del centro di Sarsina e' intitolata a un importante personaggio romano, vissuto
alla fine del secolo I°; Cesio Sabino. Esponente della ex-famiglia imperiale dei Flavi e amico
di Traiano e Marziale, ricopri' l'importante incarico di magistrato edile di
Sarsina, che abbelli'
con edifici di pietra e marmo. Oggi la via e' caratterizzata dalle osterie, dalle botteghe (che
conservano ancora oggi le insegne a tempera sui muri) e dal Museo Archeologico Nazionale.
Il Museo Archeologico Nazionale Fondato nel 1890 e acquistato dallo stato nel 1959 e' un museo straordinario; la maggior parte
dei reperti proviene dalla vicina necropoli di Pian di Bezzo. Visitare il museo e' come salire
sulla macchina del tempo, a cominciare dalla raccolta di antiche lapidi funerarie per giungere agli straordinari reperti, sala dopo sala, ai
grandi mosaici, meraviglioso quello detto "il trionfo di
Dioniso": era un pavimento di abitazione, raffigurante il dio sopra un carro trainato da
tigri, accompagnato da Pan e da un giovane satiro. Sulla fascia circolare in otto riquadri sono
rappresentati altrettanti animali, e in otto triangoli, uccelli diversi. Agli angoli spiccano le
teste alate dei quattro venti, mentre nei pannelli laterali sono raffigurati personaggi della cerchia di Dioniso. Tutta la scena e' racchiusa da un fregio d'acanto, con una scena di caccia nella
parte superiore. L'opera, che misura metri 8,90 per 6,30 e' collocabile tra il
II° e il III° dopo
Cristo e fu rinvenuta casualmente, nel 1966 poco lontano da Piazza Plauto.
Il monumento sepolcrale piu' grande, fra quelli rinvenuti nella necropoli di Pian di Bezzo, e' il
Mausoleo di Rufo, alto 14 metri. E' una delle forme piu' interessanti
dell'archittetura romana di
stile ellenistico e consta di tre parti: la base, l'edicola e la cuspide piramidale.
La parte centrale a colonne ha quattro statue e la cuspide piramidale si alza accanto a quattro
sfingi che hanno il corpo di animale alato e la faccia di donna con dodici mammelle.
Fra le tante opere d' arte presenti, vi segnaliamo infine la Statua di
Attis, rinvenuta nel 1923
e' alta 150 cm, e posta nel complesso statuario delle divinita' orientali. Ridotta in frammenti,
forse dai primi cristiani, e' stata oggetto di un complesso restauro.In
Piazzale Gramsci, e' stato posto il Mausoleo di
Obulacco, che e' un monumento funebre, con una
copertura piramidale. La parte sottostante a questa, significa il trapasso e fu eretto, nel I sec.
a.c., a ricordo di Aulo Obulacco, figlio di Annio della tribu'
Pupinia; oggi vuole ricordare i caduti di tutte le guerre.
Molto belli sono anche i settecenteschi torricini vescovili: inglobati nelle antiche mura civiche (I secolo a.C.), poco oltre il mausoleo di
Obulacco, i "Torricini" furono fatti innalzare dal
Vescovo Conte a difesa della sua residenza. In via Guerrin
Capello, c'e' una casa che la tradizione vuole che sia il luogo dove nacque
Plauto. Gli storici non dispongono di elementi certi per convalidare questa credenza, ma e' certo che la casa
ha nella facciata e negli interni elementi certi di costruzione romana.
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