|
  |
 |
A
Verghereto, tra Piazza San Michele e via Casentinese (sul cui
tracciato e' posto il nucleo principale dell'abitato), il borgo
conserva la struttura urbanistica medioevale. Al nucleo centrale del paese si accede dal lato
sud-est dove e' ancora visibile la porta esterna dell'antico
castello; all' interno vi e' la Chiesa di S.Michele Arcangelo che
divenne parrocchia quando l'antica abbazia fu abbondanata dopo 700
anni dalla sua costruzione. A 12 km da Verghereto in direzione Monte Fumaiolo, si erge a 1.096 s.l.m.
Balze. E' il paese piu'
alto dell'appennino romagnolo, collocato alle falde di una barriera granitica formata da rupi ciclopiche vicine alle sorgenti del Tevere. In
via nuova
e' stata costruita la chiesa di S. Maria Assunta,
che ha una struttura settecentesca ed e' posta sullo spartiacque segnato della Serra, antichissima strada percorsa
anche dai romani. Le opere d'arte che S.Maria Assunta custodisce sono una madonna in terracotta, databile al terzo decennio del XVI secolo e attribuita alla
scuola
di Giovanni di Andrea Della Robbia e la "Madonna col Bambino tra S.Giovanni Battista e S.Antonio
Abate, e sullo sfondo il miracolo dell' apparizione". Quest'ultima e' un
alto rilievo
risalente al secondo decennio del '600 e viene attribuito
alla bottega di Benedetto Buglioni. E' posto sull'altare maggiore a ricordo della miracolosa apparizione della Vergine, datata 17 luglio 1494 (e' il fatto prodigio in seguito al quale sarebbe sorto il paese e che i fedeli commemorano ogni anno il
17 luglio con una fiaccolata notturna). A 5 km dalle Balze e' visitabile,
il monastero di S.Alberico. Se all'automobile si preferiscono
le proprie gambe, allora l'eremo e' raggiungibile in 1 ora di cammino, partendo dal centro del paese
Capanne e percorrendo una mulattiera, fatta costruire dal Granduca Leopoldo II di Toscana per una grazia
ricevuta. L'eremo, posto tra Monte Aquilone e Monte Ocri, e' l'unico santuario rimasto in efficienza fra
i tanti di cui era ricca la zona. Intorno all'anno mille nelle estreme propaggini appenniniche si
diffuse la vita eremitica e fiorirono larghe comunita' religiose e
questo santuario ne e' uno degli esempi migliori. Se S.Alberico era un nobile toscano vissuto nel V° o
nel VI° secolo, il luogo era sede di eremitisti fin dal secolo
IX, anche se la tradizione popolare lo vuole fondato da San
Romualdo, poco prima dell'anno mille, accanto a una fonte ritenuta ancora oggi taumaturgica
All'interno della chiesetta dell'eremo e' custodita, in una teca, una tibia di San Alberico, che
sempre la tradizione, vuole taumaturgica per i dolori alle ossa e alla pancia.
Non lontano dalla chiesa, si trovano i resti del monastero della Cella.
Del Monastero di S. Giovanni inter ambas Parasa, esistono documentazioni sin dal 1073 e intorno all'originaria chiesa romanica si intravede un interessante complesso architettonico dove i monaci camaldolesi svilupparono
una intensa coltivazione dell' abete bianco. Dal massiccio del Fumaiolo sgorgano numerosi corsi d'acqua; i piu' importanti sono il Tevere e il Savio. Per giungere alle sorgenti del Tevere, bisogna prima arrivare ad Alfero e superato il campeggio, si giunge a un vasto spiazzo antistante l'albergo Fumaiolo. Da qui si snoda il sentiero
che giunge fino alla sorgente del Savio (a Monte Castelvecchio, 1126 metri sul livello del mare), che e' segnata
da un monumento dove spiccano un lupo e la caveja, rispettivamente simboli di Montecoronaro e
della Romagna. A 12 km dal capoluogo, superato il passo della Biancarda o dalle Balze attraverso il passo del
Fumaiolo, si arriva ad Alfero. L'etimologia del suo nome sembra derivare da "ad farum", per gli
innumerevoli fuochi accesi dai pastori bivaccanti sul luogo. Nella zona esistevano numerosi castelli, per buona parte soggetti all' Abbazia del Trivio di Montecoronaro, di cui oggi, in alcuni punti, restano vaghe tracce. La chiesa
del paese e' dedicata a S.Andrea e la sua prima citazione risale al
1259, quando il conte di Romagna Tommaso da Fogliano, la concesse in perpetuo al vescovo di
Sarsina. Documentata dal 1464 con torre campanaria, venne piu' volte rimaneggiata a causa dei disastrosi terremoti e abbandonata
in seguito per ragioni di disagiatezza: nel 1961 venne riedificata al
centro del paese e
consacrata nel 1963. Nel battistero si trovano due campane datate 1364 e 1474; la prima dedicata
a S. Andrea e la seconda donata alla Comunita' di Alfero dal Capitano di Bagno, Gasparre di Simone della Volta.
Una delle piu' belle visioni dell' appennino Romagnolo e' offerta dalle cascate del torrente Alferello, che si raggiungono seguendo dal paese, la strada
asfaltata per Mazzi e quindi un sentiero segnalato, che scende fino al fiume.
A 1 km e mezzo da Alfero, sulla strada asfaltata in direzione di
Donicilio, esiste un' altro luogo degno di essere visitato; e' un pezzo di medioevo congelato nel tempo e chiamato Castel d'Alfero. Il borgo (documentato dal 1216), miracolosamente conservato a dispetto dei fenomeni sismici
frequenti nella zona, fu signoria dell' Abbazia del Trivio di Montecoronaro che vi mantenne un
castellano con presidio armato. Poi fu dei Guidi di Modigliana e nel 1259 era in possesso di Tommaso
di Fogliano. Contornato dalle mura medievali, nel versante sud dell'abitato Castel D'Alfero
conserva tutte le caratteristiche del suo tempo, mentre nella parte nord restano le basi murarie
dell'ingresso. Accanto ai ruderi dell' antichissimo castello c'e' l'oratorio della Madonna della
Neve, il quale documentato dal 1694, custodiva un affresco raffigurante una vergine con Bambino
cui venivano attribuiti numerosi miracoli. A dispetto del nome e
della vicinanza ad Alfero, il borgo fa parte del comune di
Sarsina.
|
 |
 |
 |
 |
 |
 |
|
 |
|