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Se non esistesse la riserva integrale di Sasso Fratino, il titolo di area naturale meglio conservata (e piu' selvaggia) spetterebbe al Fosso del Capanno (nella valle dei Mandrioli, nel comune di Bagno di Romagna). Invece l' onore di essere la prima area wilderness italiana, lo ha conquistato nel 1988, quando la fondazione D. Ghezzo di Cesena (ente morale amministrativo delle A.c.l.i. e proprietaria dell' area) ha trasferito la gestione all' Associazione Italiana Wilderness. Tra il 1990 e il 1992 ai 118 ettari originali, se ne sono aggiunti altri (grazie all' annessione di terreni dell' Azienda Regionale delle Foreste dell' Emilia Romagna e del comune di Bagno di Romagna), portando la superfice della wilderness agli attuali 535. L' area e' stata designata wilderness perche' e' mantenuta selvaggia, in una situazione naturale antica, pertanto non esistono al suo interno ne' strade, ne' manufatti e ne' e' possibile costruirne. L' orografia di questo lembo appennico, vede la presenza di numerose gole, con pareti di roccia scoscese, mentre le creste marnacee dividono i numerosi Fossi della zona (che pullulano di trote e degli intoccabili gamberi di fiume). La vegetazione offre, nella parte piu' bassa, cedui, cerri, roverelle, carpini, noccioli, mentre nella zona piu' alta si trovano gli immancabili alberi ad alto fusto; faggio e abete bianco. Con il titolo di wilderness addosso, il Fosso del Capanno, non puo' non essere un habitat ideale per la fauna. Infatti questo e' territorio di caccia di sua maesta' l'aquila reale, ma vi sono numerosi altri splendidi rapaci; l' astore, il gufo reale, il gheppio, la poiana e lo sparviero. Molto diffusi sono anche i cervi, i caprioli, i cinghiali, i tassi, le faine e il predatore appenninico per eccellenza; il lupo, la cui presenza qui come in altre zone del nostro appennino, e' uno dei segnali piu' forti e inequivocabili, dell'ottimo stato di salute dell'appennino tosco-romagnolo.
Nonostante il titolo della scheda possa far pensare alle "gosth towns" del vecchio west, non usciremo dal solco sinora tracciato, dato che vi forniremo alcune informazioni su Castel d'Alpe e sulla valle del Bidente di Pietra Pazza. E' un area circoscritta tra la valle del Savio e l'alta valle del Bidente; un territorio che appartiene al comune di Bagno di Romagna, ma che l'orografia e la distanza dal capoluogo proiettano verso il Casentino e il comune romagnolo di S. Sofia. La storia di Pietrapazza e' quella di un mondo a parte, dove per secoli le persone hanno lottato tenacemente per vivere in una terra che offriva poche risorse. La povera economia di sussitenza che vi era condotta ha segnato il passo di fronte alle nuove opportunita' che le trasformazioni del secondo dopoguerra hanno generato. Cosi' dagli anni '60 tutte le case e i nuclei di Pietra Pazza sono stati completamente abbandonate e questa terra e' tornata a essere avvolta dal silenzio; i pochi suoni che si possono ancora udire sono quelli prodotti dagli armenti che d'estate qualche mandriano vi conduce in alpeggio e dai "trekkers". Infatti questo e' un vero e proprio paradiso per gli escursionisti; un panorama vasto, mosso dall'onda irregolare dei crinali, dove l'acceso verde e' interrotto dal grigio delle argille scagliose e delle marne. Anche a esperti frequentatori dei sentieri montani, non e' facile da qui distinguere note localita' come il Monte Comero, il Fumaiolo e MonteCoronaro. Perdonateci se ci ripetiamo, ma anche a Pietra Pazza, la fauna e' numerosa e variegata cosi' come lo e' la vegetazione. Questa e' anche una terra di mulattiere. In una zona la cui orografia e' a dir poco difficile, la mulattiera univa le case tra loro ed era l'unico mezzo su cui fluiva la vita sociale e economica. Portava ovunque e in poco tempo, dato che seguiva sempre la via piu' breve anche se era la piu' faticosa. Lungo i tracciati delle mulattiere e' possibile osservare i segni che gli uomini hanno lasciato; casolari e poderi completamente abbandonati, mulini lungo il fiume, ex coltivi degradati, manufatti di pietra, ponti ad un arco, maesta' (o tabernacoli). E sempre sulla mulattiera che era ed e' possibile muovere da Pietra Pazza, a Nord-Ovest, verso Casanova dell' Alpe che con i suoi 971 metri costituisce la frazione piu' elevata del comune di Bagno di Romagna. E' situata sul crinale che divide la vallata di Ridracoli da quella del bidente di Pietrapazza. Anche i suoi abitanti vivevano in una terra tanto bella quanto povera e per sopravvivere hanno "roncato" e messo a coltura interi boschi. Per dirla come gli esperti, anche a Casanova l'antropizzazione del territorio ha terminato il suo ciclo negli anni '60 e la natura si e' riappropriata di cio' che una volta era solo suo.
 
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